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Razzismo e Noismo. Le declinazioni del noi e l'esclusione dell'altro

Vi è una legge vera, presente in tutti, unica, invariabile, eterna. Essa non è diversa a Roma o ad Atene, non è diversa ora o in futuro: tutti i popoli in ogni tempo saranno retti da questa, ed unico comune maestro e sovrano sarà Dio; di questa legge egli solo è l'autore, l'interprete, il legislatore: chi non gli obbedirà rifiuterà se stesso, rinnegando la sua natura di uomo. Cicerone

Xenofobia, discriminazione, intolleranza, segregazione, schiavitù, rifiuto della diversità fino all’iperbole dell’odio razziale ed all’antitesi dell’odio religioso. Eccidi, guerre civili, genocidi. Ne verremo mai fuori? Sono queste, come una repellente morbosa eredità, le conseguenze del razzismo? Sembra che da oltre 5.000 anni, subito dopo l'invenzione delle armi, una delle più affannose attività antisociali dell'umanità, tante volte confusa dal pregiudizio, sia la continua ricerca di motivi di divisione. Dopo la perduta Età dell'oro, l'uomo è condannato ad essere vittima più o meno inconsapevole dei suoi stessi errori ? E' forse per questo che, in una catalettica ed obnubilata deriva esistenziale, l'uomo si è auto-divinizzato, è caduto nell'inganno del culto dell'individuale, ha travisato, fino a smarrirli completamente, i suoi ideali morali? E quale giudizio dare del noismo ideologico, avo dell'etnocentrismo e patriarca del razzismo, che definendo un sistema virtuale di confini (bianco-nero, amico-nemico, civiltà-barbarie, migliore-peggiore, puro-impuro...) e una gerarchizzazione apodittica di valori (potere, privilegio, interesse, e, solo al fondo della scala, compassione, solidarietà, fiducia...) consente la creazione di diverse, infungibili appartenenze identitarie assunte a prassi “scientifiche”?
A queste domande il genetista-antropologo di fama mondiale Luigi Cavalli-Sforza e la ricercatrice e saggista Daniela Padoan rispondono in maniera assai chiara: la storiografia dimostra che il patrimonio dell'umanità, quello culturale come quello genetico, si replica per “ mutazioni vincenti “ e si riscrive continuamente, certamente secondo codici ma pure secondo strategie autoadattative che, in un disegno complessivo di conservazione e miglioramento, sfruttano persino gli errori di natura. Tutto ciò non è destino, ma fine di compiutezza.
Allora, se identica è la legge naturale ed “identica è la libertà di tutti “ (s. Tommaso, Summa Theologiae), l’unica soluzione alla questione “non razza ma specie”, sembra essere nel riconoscersi tutti in cammino: a passi incerti, con fatica, ma con il coraggio di provare. Ognuno rispettoso della difficoltà che l'altro possa avere di accettarlo, ognuno consapevole di possedere una legittima piccolissima parte di cui è fatto il tutto dell’infinito, ammettendo, con Gregorio di Nissa, che l’uomo riesce a procedere solo “di inizio in inizio”. Insieme, senza ipocrisie; senza indottrinamenti; senza autolesionismi. Senza cedere di fronte alla durezza della realtà, per non farsi prigionieri delle illusioni o della paura.

 

Luigi Luca Cavalli-Sforza e Daniela Padoan, Razzismo e Noismo. Le declinazioni del noi e l'esclusione dell'altro, Einaudi, 2013
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Davide - bibliotecario
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