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I vizi capitali e i nuovi vizi

Nella vita, le buone abitudini dovrebbero diventare virtù, mentre le cattive potrebbero diventare vizi, peraltro capitali quando non ripudiati in tempo.

Nella vita, le buone abitudini dovrebbero diventare virtù, mentre le cattive potrebbero diventare vizi, peraltro capitali quando non ripudiati in tempo. Ecco ricostruita, in estrema sintesi, la "filogenesi" della moralità e quella del peccato. Ira, accidia, invidia, superbia, avarizia, gola, lussuria: i vizi classici, canonizzati fin dal Medioevo. Ma se nell'eziologia del peccato aggiungiamo "senso di vuoto", "difetto/destrutturazione dell'identità", "incomprensione/disorientamento",  "condizionamento esterno", ecco allora che, accanto alla "devianza" causata da una debolezza interna, da oggi possono entrare in scena nuovi e più moderni vizi: consumismo, conformismo, spudoratezza, sessomania, sociopatia, diniego, vuoto, qui magistralmente descritti dal prof. Galimberti. Viene spontanea la domanda: quelli nuovi sono forse peggiori?  
Conformismo: il tributo che l'uomo moderno paga all'omologazione delle coscienze. Ripetitività e prevedibilità dei comportamenti i suoi prodotti e, di stretta conseguenza,  ingente profitto per i detentori delle leve del potere dell'economia globale. Un'illusione di libertà simulata dal sapiente inganno mediatico per cui l'adattamento dei comportamenti non viene  percepito come una coercizione ma come autonoma scelta personale. Spudoratezza: il pudore è la vigilanza che decide il grado di apertura o chiusura verso l'altro. Ieri ancora sopravviveva la negazione dell'intimo all'estraneo e, per converso, la concessione a chi si voleva far entrare nel segreto profondo dell'io. Oggi sono largamente incentivate le relazioni intime e la pubblicità è la grande sponsorizzatrice di quelle platealmente esposte ed esibite. La persona esiste, si percepisce come esistente ed importante, solo se è visibile, se appare, se si mette in mostra. Sessomania: il gioco erotico spinto sempre più oltre, la caduta di ogni tabù, la sessualità del corpo utilizzata in modo improprio e casuale. Ma anche il corpo riprodotto artificialmente, inespressivo, insignificante, totalmente dominato dalla ripetizione e dal produttivismo.
Sociopatia: la mancanza della rimozione di quelle richieste pulsionali inconscie che a volte portano il figlio ad uccidere i genitori, che trasformano le madri in assassine e i mariti in uxoricidi, che spingono il branco a seviziare il compagno di scuola e il fidanzato a sopprimere la fidanzata. Una proiezione continua di aggressività che spesso viene liquidata come patologica ma che è anche il risultato di stati d'animo fatti di desideri infantili, di vuoti di comunicazione, di pigrizia, di indolenza, di ribellione, fino alla rassegnazione depressiva. Bersaglio principale i giovani. Vuoto: l'inerzia rispetto ad un sano darsi da fare. E' il disordine interno, la malinconia radicale, l'atrofia dei sentimenti e lo sconforto affettivo. Diniego: una riformulazione di comodo dei fatti che mira a lasciare al livello sotterraneo la ragione e a farne emergere soltanto la versione utilitaristica. Oggi il mondo ruota attorno all'insensibilità, all'indifferenza, all'ottundimento emotivo, alla desensibilizzazione, alla freddezza. Responsabilità, vicinanza, coraggio, altruismo, sentimento non sono altrettanto funzionali alla complessa condizione socio-antropologica del modernismo e a ciò che lo caratterizza: il consumismo.
Consumismo: "perché il consumismo sarebbe il padre di tutti questi vizi moderni? Perché ha saputo creare una mentalità diffusa basata sul principio della necessità del consumo distruttivo dei beni. Il  bisogno reale sostituito da quello artificiale stimolato da desideri programmati dal mercato e indotti dalle tecniche di persuasione occulta. Che fare? Qui il filosofo-sociologo è drastico. Nulla. Perchè i nuovi vizi non sono difetti personali ma tendenze collettive e globalizzate a cui l'individuo non può oppore una vera resistenza, pena l'esclusione sociale. E allora perchè parlarne? Per non scambiare come valori della modernità quelle che sono soltanto sue disastrose mistificazioni.

I vizi capitali e i nuovi vizi di Umberto Galimberti, Feltrinelli 2011
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Davide - bibliotecario
#argomentodelmese

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