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Carnevale

"Non dal volto si conosce l’uomo, ma dalla maschera." Karen Blixen #argomentodelmese

Si dice romanzo gotico: certo, nei romanzi della Blixen, il simbolismo del genere c'è tutto, ed è quello classico, imbevuto di mistero, soprannaturale, fantastico, grottesco. Aure rarefatte, atmosfere impressionanti, tetre inquietudini, ambigui chiaro-scuri fanno da ombra alle persone e, come un basso continuo, risuonano sullo sfondo della narrazione a ricordare l'imprevedibilità del destino, la fugacità della vita, l'ineluttabilità della morte. Ma nella narratrice Blixen, quella de La mia Africa, c'è qualcosa che va oltre, c'è un quid di insopprimibilmente romantico che anima quasi tutti i suoi racconti, che permea di sè le ambientazioni, le trame e i personaggi, e che ai motivi gotici dell'attesa, dell'angoscia e della notte, unisce anche quei sensi di struggimento e di rimpianto che di solito restano dopo il fallimento o la sconfitta (quel sentimento che i romantici chiamavano spleen e i classici accidia). Vi lega indissolubilmente anche quell'altro sentimento, parimenti necessario, inconscio, pulsante, sofferto e fugace: l'amore. È questo doppio respiro, a volte rovente e a volte freddo, questo desiderio di immortalità, questa forza che con il destino lotta per la sopravvivenza, che plasma e modella anche il tempo e lo spazio.
Ecco allora questi universi paralleli fatti di un'etica dilatata dove la scelta morale procede più dal sentimento che dalla ragione (I figli dei re); ecco una modalità dell'esistenza inconsapevolmente ribaltata in un mondo alla rovescia (L'Aratore), o fideisticamente condotta in un mondo che non sarà mai libero dal peccato (La famiglia de Cats); ecco un'estetica del divenire dove l'emozione, il sentimento, la passione non sono più ordinati cronologicamente (Storia di Anna); ecco una metafisica dove reale e surreale possono scambiarsi di ruolo in ogni istante della narrazione (Gli eremiti, L'orso e il bacio, Zio Seneca); ecco un'epistemologia della conoscenza dove le leggi di causa ed effetto devono essere provate nel crogiuolo dell'esperienza (L'ultimo giorno).
E in Carnevale, il racconto che da' il titolo alla raccolta, le maschere di Arlecchino e Pierrot diventano protagoniste di un'insolita riffa in cui il vincitore potrà trascorrere un anno di vita con un altro giocatore. É proprio in Carnevale che l'escamotage letterario permette alla Blixen di declinare tutti i numeri primi della propria filosofia: è il volto che genera ossessione ed è la maschera che elargisce quella liberazione dal proprio io che l'uomo, pur senza colpa, altrimenti non potrà mai raggiungere. Solo rinunciando al proprio volto potrà fuggire dalle proprie afflizioni.
La maschera come la notte, nel cui mistero e nella cui beatitudine -soltanto- è possibile conquistare la libertà, sposta il centro di gravità del mondo dall'io all'altro, per ritrovare l'unità del tutto con la vita, unica via verso la creazione.

Karen Blixen (1885-1962) è stata, insieme ad Hans Christian Andersen, la più grande scrittrice danese. Tra le sue opere: Sette storie gotiche, Il pranzo di Babette, Capricci del destino, Ombre sull'erba, Racconti d'inverno, I sognatori e altre storie gotiche, I vendicatori angelici.

Carnevale e altri racconti postumi di Karen Blixen, Adelphi 1990
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Davide - bibliotecario
#argomentodelmese

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