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Il Paese del Carnevale

Nel Brasile alla vigilia della dittatura, dove spirano le infauste correnti politico-ideologiche d'oltre Atlantico, l'intellettualità brasiliana crede di riscattarsi filosofando, mentre, intorno la gente lavora e soffre la fame. Che cos'è allora, dopo tutto questo, il Carnevale? #argomentodelmese

Quale sarebbe il problema più grande del Brasile? Non c'è alcun dubbio che - quasi in coro - gli intriganti personaggi dei romanzi di Jorge Amado, scrittore brasiliano più tradotto al mondo, avrebbero risposto che la questione più importante era quella di decidersi circa la grafia del nome del paese del carnevale: se con la esse o con la zeta. Potrebbe sembrare una questione di poco conto, eppure... Riconoscersi nell'inquieta anima del passato, formata e modellata in trecento anni di dominazione coloniale, o in quell'altra futuristica, perchè indigena, oriunda, multietnica, multireligiosa e multiculturale - adottandone quindi l'una o l'altra grafia - per il popolo brasiliano potrebbe forse significare capire se stesso a cominciare dalla propria identità.

La letteratura degli emarginati, dei vagabondi e delle prostitute: così, in modo banale e liquidatorio qualcuno potrebbe provocatoriamente leggere la narrativa di Jorge Amado. Ma quello che è stato definito il patriarca della scrittura brasiliana, quello che non si è mai accontentato di discutere di idee e che, da carcerato, profugo ed esiliato, non si è mai sottratto all'impegno politico-sociale, non si può imprigionare in un aforisma letterario. Amado è stato lo scultore che del Brasile ha saputo rappresentare la vera plastica essenza, la storia di un'umanità mortificata ed esclusa, vittima delle ingiustizie sociali, degli sconvolgimenti politici, dei regimi dittatoriali e dell'economia del profitto. La storia di un'umanità in una lotta senza regole contro la povertà, di una difficoltà di vivere sempre provvisoriamente e sempre all'affannoso inseguimento di tutte le possibilità della vita. Ma, nello stesso tempo, la storia di un'umanità semplice, portatrice sana di un virulento ottimismo che vince tante tristezze e disgrazie, ricca di un'indomabile speranza, fiduciosa nel futuro nonostante tutto, sempre sorretta dall'allegria, che non nasconde dietro falsi moralismi la propria sincera sensualità, ed è sempre alla ricerca di un riscatto, così come di un pretesto per fare festa ed esibire i propri talenti.

Il Paese del Carnevale è una storia di fallimenti personali, nel Brasile degli anni venti del secolo scorso, alla vigilia della dittatura, dove già spirano quelle infauste correnti politico-ideologiche provenienti d'oltre Atlantico che di lì a poco stravolgeranno il mondo. È un sapiente ritratto neo-impressionista, eseguito da un Amado giovanissimo ma già veramente talentuoso, della condizione degli intellettuali brasiliani esponenti di una generazione inquieta e delusa, fredda manipolatrice di scettici paradossi, assolutamente incapace di identificarsi con il popolo, anzi fatalistica assertrice della divisione in classi, illusoriamente convinta di potersi riscattare attraverso la filosofia, erroneamente sicura di poter stabilire così un'ideale gerarchia tra i sentimenti che costituiscono l'umana natura, un'elite superficialmente autosufficiente in ordine alla posssibilità di liberarsi dal feticismo del dubbio e di trovare l'escatologico senso ultimo dell'esistenza.

Che cos'è allora, dopo tutto questo, il Carnevale? Il Carnevale è ancora tutta la vitalità, tutte le emozioni, tutte le esperienze, tutte le sensazioni della gente brasileira. È un'espressione di libertà e di speranza, è l’essenza ancestrale, atavica, spontanea ed immortale della cultura popolare, una festa che esprime l’ansia della libertà, l'insopprimibile gioia interiore, la volontà di resistere contro ogni miseria.

Il Paese del Carnevale di Jorge Amado, Mondadori 2002
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Davide - bibliotecario
#consiglidilettura

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