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Psicologia storica del carnevale

Ma che cos'è il Carnevale? Che cosa reclama il Carnevale? E a che cosa rimanda il suo riso sardonico, amaro, sprezzante e beffardo? #argomentodelmese

Psicologia, dunque scienza dell'anima o dello spirito. Riferita al Carnevale, la definizione di spirito equivarrebbe proprio, interpretando Daco, ad una concezione metafisica della festa. Per Janet, altro gigante della ricerca scientifica, la psicologia, compresa quella della festa, sarebbe la vera indagine circa tutti i fenomeni psichici, nessuno escluso: ben si presterebbe, quindi, allo studio di quelle dimensioni conscie ed inconscie che sono le manifestazioni tipiche del Carnevale.

Ma che cosa è il Carnevale e perchè nell'immaginario collettivo esistono, forse da sempre, certe figure oniriche indissolubilmente legate alla memoria ancestrale di questo periodo dell'anno? E che cosa reclama il Carnevale? Soltanto nessuna obbedienza, nessun lavoro, nessun riposo? E a che cosa rimanda il suo riso sardonico, quindi amaro, sprezzante e beffardo? Perfino l'etimologia è confusionaria e ambigua: "carne vale" carne addio, oppure "carne levamen" cioè sollievo della carne? O invece sarebbe, come per una minoritaria opinione, il "carmen levare", l'intonare canti di gioia per essersi liberati dalla fatica della schiavitù? O sarebbe il "carrus navalis" dell'esotismo orientale originario della Caldea di 3.000 anni fa, poi trasfuso nelle saghe vetero-medioevali del Nord-Est sassone? Solo così, siccome allegoria navigante (La nave dei folli di Brant e la trasposizione pittorica di Bosch...), si avrebbe chiaro il senso del corteo, della teoria, della processione, come esoterico rito di rigenerazione. E, anche in senso astronomico, l'immagine del Carnevale specchiata nell'Isidis Navigium spiegherebbe l'orbitare degli astri in quel particolare tempo dell'anno quando, per i Babilonesi, il sole e la luna non erano più in ritmica connessione.
Il Carnevale è anzitutto una pausa, una sospensione, un interregno tra un'abdicazione ed una ascesa al trono, un "vuoto": è il tempo che stava tra i due anni del calendario, un po' come le dodici notti prima dell'Epifania o le twelve nights inglesi de Il tempo dei buffoni, o come l'annus novus del cristianesimo antico, o comunque la fine di un periodo prima dell'avvento di un altro, come quello che, per noi, termina il Martedì Grasso, vigilia di Quaresima. Astronomia colorata di astrologia: lo zodiaco uranico modellato da una natura primitiva ma già tutta tesa al cielo, illuminata dalla grande Legge dei Numeri ma ancora tra ragione e impulso del cuore, nella ricerca dei segni della vita per interpretare il loro significato e capire l'universo. Fino ai giorni nostri, per tornare alla psicologia, dove il Carnevale è ancora metafora dell'antica anarchica rivolta (risate, sbeffeggio, soffietti e manganelli) e della diserzione (travestimento e maschera), opposte all'autorità regnante che aulicamente coscrive, impone e tassa.
Carnevale é strepito (musica dissonante) per allontanare gli incubi notturni legati a un tempo di sofferenza, è lancio di sassi e pietre (coriandoli e stelle filanti) contro l'oscurità minacciosa, sono le grida di angoscia (baccano e botti) di ogni trepidazione che cerchi la Luce, è follia (libagioni ed ebbrezza) perchè solo l'eccesso dei folli può superare la paura di imbarcarsi per attraversare la tempesta del mare, da sempre simbolo del male e della morte, verso la Terra Promessa, dove non vi sarà più mare.

Florens Christian Rang (1864-1924) è stato un umanista tedesco dalla personalità austera, fu filologo, germanista, politico, giurista, scrittore, ma anche funzionario statale, teologo, pastore protestante e presidente di un istituto di credito. E' stato uno dei più poliedrici ricercatori del suo tempo, occupandosi anche di critica d'arte, letteratura, etica, filosofia, psicologia e monadologia.

 

Psicologia storica del Carnevale di Florens Christian Rang, Bollati Boringhieri 2008
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Davide - bibliotecario
#argomentodelmese

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