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A neve ferma

Una scrittura fluida ed efficiente, dove l'eleganza sempre accompagna l'osservazione e dove l'umorismo è una costante, fine ma mai fine a se stessa.

Una scrittura fluida ed efficiente, dove l'eleganza sempre accompagna l'osservazione e dove l'umorismo è una costante, fine ma mai fine a se stessa. Le identità letterarie che Stefania Bertola sa tratteggiare ovunque con ironia affrescano un universo sentimentale popolato da alter ego che ci sembra di conoscere da tempo, prodotti di coscienze quotidianamente vulnerabili, alle prese con la vita reale. Un immaginario quasi sempre facile allusione alla realtà di riferimento, fatta di un'umanità che non sa pù se arrendersi o lottare con quelle circostanze che nel tempo ciclico dell'esistenza diventano abitudini, e dove l'esortazione manzoniana del "Non resta che far torto o patirlo" sembra trovare la sua massima giustificazione.

Quello di A neve ferma è lo sfizioso mondo dell'alta pasticceria, dove l'immagine è regina, l'apparenza altezza reale e la finzione sovrana. Un mondo però ansioso, affatto idilliaco, dove si dibattono problematici modelli relazionali di una società forse ingiusta, certamente inquieta, figlia di una modernità agitata e in via di globalizzazione, i cui valori sono ormai molto distanti da quelli - fino a qualche decennio fa molto saldi - della mediopoli torinese in cui l'autrice ambienta i suoi romanzi. L'amore, il lavoro, i soldi, la famiglia. Queste le insufficienze di cui più o meno gravemente soffrono i personaggi di A neve ferma. Emma ha abbandonato l'insegnamento nelle superiori per la sua grande passione per la pasticceria; Bianca è una cameriera acculturata che ha tentato strade artistiche alternative; Camelia è una ventenne adagiata nel sogno; l'avvocato Mario attende, abbandonandosi al destino; Alessandro sta subordinando una promettente professione medica ad una pressante vita privata; Andrea, il figlio del titolare della pasticceria, dopo una fulminante relazione con Emma, deve affrontare l'improvvisa materializzazione di un suo sogno adolescenziale; Elena è l'asciutta projet manager della pasticceria e della sua vita ha fatto dono gratuito ed integrale a Corrado, patron dell'impresa commerciale, stereotipo dell'industriale freddo, affascinante e scorbutico; Noemi, sorella di Elena, tutto ha sacrificato all'ideale del lavoro, privandosi della figlia Camelia, quest'ultima in realtà figlia naturale di Elena e Corrado. Ruolo svolto dietro le quinte ma importante lo gioca pure la Voce della Noia, una speculare presenza immateriale che ammonisce Emma come narratore esterno. Il lieto fine imposto dal genere è assicurato ma, ancora una volta parallelamente a quella del finale del capolavoro manzoniano, la morale è una soltanto: chi vorrà arrivare a saper montare l'albume d'uovo a neve ferma - cioè a regola d'arte - chi vorrà superare, confidando nella verità che tutto illumina, le prove della vita, dovrà prima misurare l'indefinito, galleggiare con la vita affidata alla marea, rimettersi a un'estrazione del lotto, a una progressione di logaritmi, a qualsiasi incostante della natura.

A neve ferma di Stefania Bertola, Tea 2006
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Davide - bibliotecario
#argomentodelmese

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