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Passo d'uomo

De Gregori, come Diogene, ha sempre cercato l'uomo, e l'evoluzione della sua ricerca è stata sempre sperimentale, criptica a volte, irrituale spesso, anche a costo di farlo sembrare un ambizioso individualista. Perchè trovare l'uomo era e resta difficile...

Fuori moda, antipatico, elitario, arrogante, intellettuale, snob, il Principe?

Essendo De Gregori un artista originale, un cantante pop inedito, un cantautore che sa "camminare sul filo", tutto questo se lo potrebbe anche tranquillamente permettere. Riconoscere in una persona il suo percorso, questo necessariamente succede descrivendo De Gregori "per brevità chiamato artista": un artista autentico che ha stravolto la canzonetta d'amore all'italiana, svelandole un orizzonte nuovo, illuminato dai fari psichedelici della meraviglia, della fantasia, dell'evasione, delle mancate coincidenze, dei concetti immaginati e della fragilità dei pensieri. Un personaggio coerente, un testimone obiettivo, un analista affidabile degli stati d'animo umani, un musicista compiuto che dal 1973 ha superato indenne tutte le artificiali ondate di novità di cui, per sopravvivere, la musica commerciale ha sempre avuto disperato bisogno.
Quanto al preteso snobismo, anche De Gregori, come Diogene, ha sempre cercato l'uomo, e l'evoluzione della sua ricerca è stata sempre sperimentale, criptica a volte, irrituale spesso, anche a costo di farlo sembrare un ambizioso individualista.

Perchè trovare l'uomo era e resta difficile: non ci si improvvisa illuminati scopritori, nessuno sa bene dove cercarlo senza conoscere in primo luogo se stesso. É un chiaro richiamo all'umiltà -eterogenea virtù mai estranea all'uomo De Gregori- quello dettato da una altrettanto chiara verità: nonostante quanto già si possa sapere sulla vita, questa rimane un viaggio misterioso, dove solo alla fine, passo dopo passo, a passo d'uomo, appunto, si potrà capirne la ragione vera. Alice, Rimmel, La donna cannone, Buonanotte fiorellino, Generale, Viva l'Italia, Natale, Pablo, Il Signor Hood, La leva calcistica della classe '68... sono ormai proprietà della gente, di quel pubblico che le ama e che vuole ancora sentirle così, "libere, visionarie, che vanno dritte al cuore". Parole legate da una musica perfetta e che rimangono impresse, parole innamorate che non si dimenticano, parole che riflettono luce, ecco l'intensità di "...e non avrò paura/ se non sarò bella come dici tu", incollata alle nostre emozioni e ai nostri ricordi, che ci riporta indietro, volenti o nolenti, in un confronto impossibile fra ieri ed oggi. La parola che evoca, la melodia che trasporta, l'armonia che consola: arte come commozione. Canzoni che hanno segnato un pezzo della nostra cultura musicale e non solo, che hanno saputo dare un senso intimo, personale e profondo al concetto di bellezza.

Ed altri capolavori, quelli Titanic, Calypsos, Sulla strada e Ti leggo nel pensiero, dove affiorano le tracce di un altro De Gregori, intimista e spirituale, ci chiamano a riflettere sul fatto che le emozioni rimandate dalle sue canzoni sono un regalo improvviso ed inatteso della vita. Ecco ciò che non si deve dimenticare e che questo abile traduttore di emozioni ricorda prima di tutto a se stesso: pur sembrando che le cose le pensiamo e le vogliamo noi, loro arrivano senza rendercene conto, mosse da qualche cosa molto più grande e lontana. Nei luoghi onirici del nostro immaginario, nelle suggestioni che si affacciano sulla realtà, "le vie della commozione sono infinite", tanto per citare De Gregori, consapevole che "l’arte è sempre qualcosa che allude, che non dà mai risposte, nemmeno in termini di identità".

Tutte le storie di De Gregori, velate da un ermetismo gentile, malinconico e sempre diverso, sono legate da un comune senso di appartenenza: anche ciò che di negativo è scritto nell'uomo, comprese le sue sconfitte, il suo smarrire la "diritta via", la colpa, l'errore, tutto si può sanare. È la pietà che salva e che rende puri.

Passo d'uomo di Francesco De Gregori, Laterza 2016
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Davide - bibliotecario
#recensionedelmese

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