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Una primavera difficile

Che cos'è la vita se non un costante rigermogliare? Una primavera difficile esalta l'incessante desiderio dell'uomo di ritrovarsi in tutti quei momenti che, anche dentro un amore tormentato, possono farlo riemergere da quel nulla in cui lo ha ridotto la familiarità con la morte.

Come non ripensare ad Addio alle armi di Ernest Hemingway e a quel bianco, violento e triste assieme, che spadroneggia dai soffitti, dalle pareti e dai letti dei padiglioni ospedalieri? Una primavera difficile: un reduce sloveno, uomo intelligente ed attento, degente in un sanatorio antitubercolare per la malattia contratta da prigioniero politico nei campi di concentramento nazisti, si ritrova legato ad una troppo giovane infermiera francese, vittima inconsapevole, a sua volta, di un esacerbante conflitto interiore di personalità. Una relazione d'amore difficile, sfasata, singhiozzante, ora faticosamente allietata dalla tenerezza, ora morbosamente segnata dalla passione o dalla gelosia. Un esito, che il romanzo lascia soltanto presagire, fatalmente incerto, senza sicurezze. Difficile quindi, come la primavera del 1945 che iniziava dopo l'inverno più orribile per il genere umano. L'intima, insanabile, divisione del reduce, simile a quella di un ferito che deve decidere se farsi amputare un arto o lasciare che questo avveleni tutto il corpo, divorato dalla mancanza di un senso della vita, in preda al devastante terrore di non essere mai davvero tornato dal campo di sterminio, di avere là - ancora - un altro corpo, consunto e scheletrico. Ecco perchè tanti, dopo il ritorno, si erano liberati di questa angoscia, arrendendosi ad un sentimento sotterraneo salito in superficie da un profondo ignoto, insinuatosi nella mente come segreto rassicurante pensiero. L'idea della fine, del suicidio, si imponeva tante volte come una conclusione ovvia, inevitabile. E quelli che l'avevano voluta sembravano i più sicuri, i meno ingenui: perchè per il reduce, che non cercava nè il ricordo nè l'oblio, non era possibile trapiantare quel mondo di là nella propria vita quotidiana... Ma "l'uomo è diventato tale solo nel momento in cui si è separato con il pensiero dalla natura, anche se non ha smesso e non smetterà mai di esserne parte". E dalla legge naturale alla legge morale: l'uomo non alzi la mano su un altro uomo. Salute, lavoro, amore, necessità dell'uomo, di qualsiasi uomo. Perciò, se permetteremo che la loro immaginazione sbocci, tanto il reduce che l'infermiera ne saranno salvati. Che cos'è la vita se non un costante rigermogliare? Una primavera difficile esalta l'incessante desiderio dell'uomo di ritrovarsi in tutti quei momenti che, anche dentro un amore tormentato, possono farlo riemergere da quel nulla in cui lo ha ridotto la familiarità con la morte.

Una primavera difficile di Boris Pahor, Zandonai 2009
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Davide - bibliotecario
#argomentodelmese

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