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Ciò che possiamo fare

"Provare lutto per la morte di persone che non abbiamo mai visto implica una parentela vitale tra l'anima loro e la nostra. Per uno sconosciuto gli sconosciuti non piangono". Emily Dickinson

Edith Stein: la modernità di vita e di pensiero di una donna del novecento oggi compatrona d'Europa.
Intelligente, intellettuale. Femminista autentica: "Ho deciso di combattere anch'io. Tutti gli uomini, tutte le donne hanno una guerra da affrontare: contro una nazione nemica, contro se stessi, contro i pregiudizi, talvolta contro quelli che amiamo".
Dove la potremmo ancora incontrare? Forse nell'animo di coloro che si riconoscono nella preghiera di Babette, nel racconto di Karen Blixen: "Consentitemi di fare il meglio che posso".
La tedesca Edith Stein - ebrea convertita - coerente fino al martirio in una prospettiva di fede e di amore universale nella ricerca ostinata e faticosa di una dimensione morale assoluta, con queste parole poteva permettersi di rimproverare la sua patria, quella Germania fredda e impassibile nel gasarla ad Auschwitz: "Non sarà detto che una cristiana non avrà ritrovato le sue radici in loro, vicino a loro, con loro. Non sarà detto che una cristiana non avrà sofferto vicino a loro, con loro. Non sarà detto che una cristiana non sarà morta con loro e per loro".
Edith Stein: religiosa, mistica, santa: "Ciò che possiamo fare è, in paragone a quanto abbiamo ricevuto, sempre molto poco".
Una filosofia che non dà soltanto un titolo a questo libro: è storia che riguarda tutti, dove la protagonista non sarà mai niente di meno che la libertà.

"Ciò che possiamo fare" di Lella Costa, Solferino, 2019.
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Davide - bibliotecario
#consiglidilettura

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