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Città di paure, città di speranze

Trasformare la convivenza tra culture diverse da minaccia in risorsa, suggerisce Bauman, è compito della politica, delle istituzioni, di chi pianifica le città e di chi le costruisce. Ma, soprattutto, è compito di chi le abita.

Le città: forme spaziali di convivenza. Ma di quale convivenza si può parlare in questi contesti socio-economici complessi dove urbanizzazione e mutamento sociale sono quasi sinonimi? Di quella stratificata tipica delle città "paleotecniche" della passata industrializzazione, di quella consumistica delle metropoli contemporanee oppure di quella futuristica, caotica e decadente della megalopoli di Blade Runner?
Nel corso della storia le città sono sempre state centri di composizione di interessi mossi da forze trasversali, luoghi di un progresso civile sbalorditivo, fondati sulla costruzione di fiorenti sistemi economici e sull'affermazione del potere. Oggi le città sono luoghi contrassegnati da una altissima ed incessante densità di comunicazioni che genera incertezza e instabilità. Fluidità del mercato del lavoro, fragilità del valore attribuito alle capacità e alle competenze, fuggevolezza dei legami e delle collaborazioni diventano sfondo di una "società liquida", continuamente ricombinata dai flussi dei fattori in gioco.  Gli individui, pur costretti ad interagire, continuano a rimanere estranei l'un l'altro, soggetti insicuri, vulnerabili, incerti del loro posto nel mondo, delle loro possibilità, delle loro prospettive e degli effetti delle loro azioni. Città come discariche di prodotti imperfetti, scorie di una "modernità liquida" governata da una spietata concorrenza, da un terrorismo incubato a livello globale, da sistemi economici globalizzati. Centri di un sistema strutturato sulla seduzione e sull'indifferenza, dove gli individui cercano di esorcizzare incertezza economica e insicurezza sociale.
La sicurezza individuale è vista come obiettivo privato, inseguendo una separazione fisica che è pure il principale nutrimento della fobia della diversità. Ecco allora il fallimento della politica "Nimby": pallidi tentativi di difesa campanilistica dei diritti contro un mondo strutturato da processi sempre più globali, dove, paradossalmente, l'identità del resistente va sempre più restringendosi. Eterofilia ed eterofobia, attrazione e avversione: nessuno dei due approcci avrà alcuna possibilità di farcela da solo.
Ma come rendere allora dignitosa la convivenza? Soltanto abbandonando l'inerzia della divisione, nella consapevolezza di tutte le pur spigolose differenze (linguistiche, sociali, culturali, confessionali, ideologiche) potrà avverarsi quella fusione degli orizzonti che ci consentirà di guardare oltre, come emigranti da una città che era il mondo a un mondo diventato una città.

"Città di paure, città di speranze" di Zygmunt Bauman, Catelvecchi, 2018.
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Davide - bibliotecario
#consiglidilettura

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