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I robot e noi

Il robot è soltanto una macchina? Sostituirà mai l'uomo? Il robot riuscirà mai ad assimilare il nostro contesto culturale e -prima ancora- il nostro contesto culturale riuscirà mai ad assimilare i robot?

"Un robot è soltanto una macchina". Secondo la logica se il robot condivide con la macchina forza e movimento, dalla macchina differisce nella possibilità di apprendimento e nella capacità di memorizzare le complessità dei diversi compiti affidatigli. La possibilità di interagire a più livelli con l'uomo, anche replicandone alcuni comportamenti  -in quella prospettiva che la robotica chiama "human-like"- lo promuove così a "intelligenza artificiale". Eppure il robot, come sistema di servomeccanismi dinamici, è e resta una macchina replicativa, e in quanto macchina, è ristretto dentro uno spazio di coordinate matematiche secondo un sistema di assi cartesiano. É una macchina che per funzionare deve tradurre in un linguaggio binario tutte le informazioni acquisite dall' ambiente esterno e che può reagire ad esse soltanto in funzione di un determinato programma. Se la logica registra quindi una certa difficoltà nel teorizzare definitivamente il termine, il cinema non si è fatto spaventare da tale prudenza concettuale ed ha promosso salti logici avanzatissimi: A.I., Io, robotStar WarsRobocop, Terminator, L' uomo bicentenario, tanto per citare qualche esempio.
Il robot sostituirà mai l'uomo?  O meglio, la domanda posta correttamente dovrebbe essere: il robot riuscirà mai ad assimilare il nostro contesto culturale e -prima ancora-  il nostro contesto culturale riuscirà mai ad assimilare i robot? Entità in grado di pensare, di scegliere, di prendere autonomamente e coerentemente le decisioni più opportune sulla base di tutte, o quasi, le loro possibili implicazioni. É proprio questa la sfida tecno-etica che si presenta ai programmatori: dove ci porterà dotare la "coscienza sintetica" dei robot di "esperienza", di "senso" e di "sensibilità", laddove i sensi umani non rispondono al concetto di misura? E, per estensione, le leggi morali nei robot funzioneranno sempre, oppure, come temeva Isaac Asimov, potrà subentrare la loro "malinconia" e causargli un senso di inferiorità per non avere dei ricordi, per non avere un genere, per sentirsi trattati ingiustamente e, quindi, frustrati? Quasi come se la consapevolezza di esistere e la capacità di prendere decisioni potesse generare una specie di auto-consapevolezza che porti i robot a umanizzarsi e a sentirsi in competizione con l'uomo, che gli appare perfetto in quanto possessore di ricordi, di un'esperienza dell'infanzia, di legami familiari e di sentimenti. E, poi, si potrà mai parlare di responsabilità dei robot? É forse per questo che oggi siamo spaventati dal futuro. Non sappiamo ancora quando avverrà, sappiamo, però, che prima o poi potrà succedere.

 

 

I robot e noi, Maria Chiara Carrozza, Il Mulino 2017
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Davide - bibliotecario
#consiglidilettura

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