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Laura Garnerone e Rosalia Sgorbati

Garnerone"Nutrire Corpo e Mente" di Laura Garnerone

Il cibo e i geni si parlano in continuazione e influenzano con il loro dialogo molti aspetti della salute. L’attenzione al legame tra ciò che mangiamo e ciò che è scritto nel nostro codice genetico, il DNA, ha assunto un’importanza senza precedenti negli ultimi decenni grazie ai progressi nella ricerca. Praticamente tutti gli alimenti che portiamo in tavola contengono molecole che possono incidere in modo diretto o indiretto sul DNA. In altre parole il cibo influenza l’espressione dei geni, per questo non si parla più solo di calorie e di nutrienti, ma anche di epigenetica della nutrizione. Non si tratta di modificare la sequenza o la struttura del DNA, ma piuttosto di far funzionare in modo diverso un gene che, a sua volta, modificherà la sua capacità di produrre proteine. E se una di queste proteine è un enzima coinvolto per esempio nei meccanismi che regolano la digestione, cambierà la capacità di digerire alcuni nutrienti. Il cibo però non influisce solo sui geni coinvolti nei processi digestivi o di assorbimento dei nutrienti: in molti casi i bersagli sono geni coinvolti nell’infiammazione, nelle reazioni del sistema immunitario o nella crescita e proliferazione delle cellule. È così che si cerca di capire il legame profondo tra cibo e malattie come cancro, Alzheimer o diabete. Già gli antichi dicevano Mens sana in corpore sano, riconoscendo uno stretto legame tra mente e corpo. Non è solo il nostro corpo fisico che ha bisogno di nutrimento per vivere, crescere e agire nella realtà: dobbiamo nutrire, tanto per cominciare, anche le emozioni e la mente. E se l’energia fisica ci arriva dal cibo che mangiamo, l’energia emotiva ci arriva dal tipo di relazioni che instauriamo, dagli stati d’animo che coltiviamo, dalle persone che frequentiamo. L’energia mentale dalle convinzioni che maturiamo su noi stessi e sulla vita, dalla comunicazione con gli altri, dalle letture, dalla qualità dei nostri e altrui pensieri.

Sgorbati"Il bicchiere di latte: cosa nasconde?" di Rosalia Sgorbati

Il ruolo del latte vaccino e dei prodotti lattiero-caseari nell’alimentazione attuale è al centro di un interessante dibattito. La funzione protettiva da sempre riconosciuta a questo alimento è stata infatti messa in discussione, soprattutto in seguito alle modifiche subite sul piano nutrizionale dalla bevanda che troviamo oggi in commercio, caratterizzata da un aumento della percentuale di grassi saturi responsabili dell’incremento dei fattori di rischio cardiovascolare, ma anche dalla presenza di sostanze di natura ormonale, che costituiscono un fattore di rischio per alcune patologie tumorali. La stessa raccomandazione di bere latte per garantire un corretto introito di calcio nella prevenzione di patologie come l’osteoporosi non è stata confermata da ricerche, che hanno dimostrato invece un aumento dell’incidenza di fratture all’anca in popoli, come quello americano e svedese, caratterizzati da un alto consumo di latticini. Dall’altra parte ci sono studi che dimostrano gli effetti protettivi di questo alimento (in merito all’osteoporosi) in popolazioni in cui è basso l’introito proteico globale. I fattori in gioco sono quindi molteplici, e se nel nostro paese l’invito da parte delle linee guida alla sana alimentazione (INRAN) è ancora rivolto ad un consumo quotidiano di latte, l'Università di Harvard al contrario nelle ultime linee guida pubblicate, ne sconsiglia il consumo nella popolazione adulta, a conferma che le divergenze nell’ambito della comunità scientifica rimangono ancora parecchie ed il tema continua ad essere motivo di studio e di dibattito.

 


Laura Garnerone è biologa, specialista in Scienze dell’Alimentazione, esperta in Medicina Naturale. Ricercatrice scientifica indipendente, da anni si dedica allo studio della cellula in ambito quantistico cercando di conciliare la biologia molecolare accademica con la medicina olistica. Autrice del libro “Nutrirsi di Energia”.

Rosalia Sgorbati è medico Chirurgo, nutrizionista, esperta in Omeopatia. Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Pavia, ha frequentato il Corso triennale in Omeopatia Unicista promosso dalla Scuola “Dulcamara” di Genova. Ha conseguito il diploma di Master Universitario di II livello in Nutrizione Umana presso l’Università degli Studi di Pavia. È socio dell’AMD, Associazione Medici Diabetologi. Attualmente, oltre a esercitare la libera professione, riveste l’incarico di medico esperto in Terapia Nutrizionale del paziente con piede diabetico presso la Divisione di Diabetologia dell’Ospedale Civile di Piacenza.

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