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Ingegnoli, il vivaio dei piacentini

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Tra Otto e Novecento anche i coltivatori della provincia di Piacenza iniziarono a servirsi dei prodotti dei fratelli Ingegnoli che, negli ultimi decenni del Novecento, avevano avviato a Milano un fiorente vivaio. Dall'archivio di tale azienda emerge una fitta rete di relazioni con clienti del nostro territorio che lì andavano per acquistare sementi, frutta e verdura.

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Da Sesto Calende, sulle sponde del Ticino, la famiglia Ingegnoli, alla fine del Settecento, si era trasferita a Milano per avviare una nuova attività industriale e commerciale legata al settore agricolo. Nell’area, ora occupata dalla stazione centrale, gli Ingegnoli iniziarono a coltivare piante da frutto altamente selezionate, ma anche sementi da orto e per praterie, specializzandosi nella selezione genetica. Nel 1879 i giovanissimi fratelli Ingegnoli, Francesco, Vittorio e Paolo acquisirono lo stabilimento dei Burdin, una famiglia di origine piemontese che aveva impiantato prima a Torino e poi a Milano un ampio vivaio per la produzione di alberi da frutto, piante per la formazione di parchi e giardini e per la produzione del gelso delle Filippine, ampiamente utilizzato nella sericoltura dell’Italia settentrionale. Nel 1884 i tre fratelli fondarono la società commerciale in nome collettivo Fratelli Ingegnoli, destinata a diventare nel giro di pochi anni uno dei più prestigiosi stabilimenti agro-botanici europei. Il vivaio, trasferito in corso Loreto 45, divenne meta di appassionati, coltivatori e giardinieri, professionisti e dilettanti, che qui potevano trovare anche le nuove varietà botaniche ed orticole create in esclusiva grazie alla ricerca di esperti botanici. Le “composizioni” e i “miscugli” di sementi foraggere, adatte alle diverse caratteristiche dei terreni, ebbero molo successo . I vivaio di alberi fruttiferi contenevano più di 190 mila esemplari innestati e visitati da molti specialisti ed amatori. Fu in particolare Francesco, agronomo, ma anche brillante e moderno politico (fu anche sindaco di Lambrate, socialista, amico di Giuseppe Turati, col quale condivideva l’attenzione e il profondo rispetto per i lavoratori delle proprie imprese), a dedicarsi alla ricerca di nuove piante e varietà, organizzando viaggi botanici e commerciali in tutto il mondo. In Argentina costituì una società commerciale per la distribuzione delle sementi richieste dai tanti emigrati italiani, mentre dal Giappone importò le piante dei cachi. Riprodotto a Milano dal 1886 in oltre venticinque varietà, questo frutto ebbe subito un grande successo. Nel 1888 anche Giuseppe Verdi ebbe modo di assaggiare i cachi e in una lettera scritta da Sant’Agata, datata 21 marzo, ringraziò la famiglia per l’invio di una cassettina di questi frutti che il Maestro amava mangiare cosparsi di zucchero e bagnati con spumante o champagne
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Di particolare interesse sono i cataloghi di questa azienda che, nel periodo tra Otto e Novecento, arrivò a stamparne anche trecentomila Il logo venne realizzato da Beppe (Giuseppe) Ingegnoli, figlio di Vittorio, anch’egli fine illustratore assieme alla sorella Maria. Entrambi, fino almeno agli anni Trenta, si occuparono personalmente della realizzazione delle immagini dei cataloghi. Le copertine di questi prodotti editoriali erano ben curate e riproducevano ambienti di paesaggi rurali e popolari, frutta e le novità da coltivare in orto e in giardino.

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